Tra il Tutto-Uno e il Ciò-che-È

Leonardo: in relazione a ciò che affermi nel post "Esperienza del Ciò-che-È": 

"Un letto sfatto, i giochi della luce e delle ombre: in un attimo la situazione, con i suoi molti dati, si traduce in un sentire unitario, in una Totalità d'Essere. In quell'istante c'è solo Totalità d'Essere, c'è solo - posso dirlo - Ciò-che-È. Chiaro, inequivocabile."

Per mettere a fuoco le caratteristiche del Ciò-che-È possiamo dire che il Ciò-Che-È riguarda in qualche modo la Totalità. Ma in modo diverso rispetto all'esperienza del Tutto-Niente. 

Anche qui si parla di totalità. L'esperienza mia dice che la totalità del Tutto-Niente è totalità intesa come sfondo ultimo da cui gli enti provengono e in cui gli enti finiscono: dunque abbiamo uno sfondo e ciò che emerge da questo sfondo, lo sfondo è la totalità e il singolo fatto è ciò che emerge dalla totalità/niente/vuoto, e non può essere senza quella totalità stessa.

 La totalità del Ciò-che-È è totalità del singolo fatto, nel senso che quel fatto, qualsiasi esso sia, esaurisce ogni spettro di consapevolezza: tutta la vita è qui, in quel fatto, non c'è spazio per altro.

Ma non solo esaurisce la consapevolezza ma ogni spettro ontologico: il Tutto È quel fatto, non c'è altro. E proprio questo sento essere la natura del Ciò-che-È: il Tutto che si esaurisce in quel fatto e questo satura la consapevolezza che lo registra.

***

È come tu dici: qualunque sia lo starter, l'attivatore della consapevolezza del Ciò-che-È, accade quel sentire totalizzante, unico, onnicomprensivo. 

C'è stato un fatto, ma non è un fatto unitario nell'insieme dei fatti, non è l'esperienza del Tutto-Uno, direi che questa ha un'altra connotazione: la consapevolezza del Tutto-Uno è una nota a sé, percepiamo l'intima unità dell'esistente. Camminiamo lungo un sentiero e sentiamo che è una sinfonia di creature che appaiono differenti ma nell'essenza sono una. 
Sentiamo nel nostro intimo che non solo non siamo separati da alcuna barriera, ma apparteniamo a un insieme, a una Totalità d'Essere.

Nel caso dell'esperienza del Ciò-che-È ci sono accenti differenti, non è l'unità che ha rilievo, nulla ha rilievo se non quell'Essenza.
Sperimentiamo uno stato d'Essenza che va oltre tutto ciò che abbiamo conosciuto. Non di Unità si può parlare, non di Amore, queste sarebbero declinazioni. 
C'è solo Essenza e questa non assomiglia a qualche altro stato, è unica.

Mentre tutti gli altri stati hanno una connotazione che riverbera nei corpi, ad esempio Amore produce quello che sappiamo, qui c'è uno stato che posso solo definire come Essenza, Abisso d'Essenza.
Essenza di Vita, Essenza d'Essere.
Chiaramente anche questo riverbera nei corpi, ma non saprei dire lo stato che produce perché è estremamente rarefatto. Se insistessi finirei per colorare il tutto...

Commenti

  1. Grazie. Questo passaggio sento innanzittuto: "sentire totalizzante, unico, onnicomprensivo." Questo è quello che è emerso alla vista della foto postata nel post "Esperienza del Ciò-che-È".

    La difinirei una sorta di Haiku. Ecco l'Haiku è ciò che sento più vicino al Ciò-che-È.

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  2. Grazie per i contributi portati a chiarire l' esperienza del Ciò che è.
    La esperienza personale sta nella comprensione neutrale dei concetti. .

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