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Lo studio come contemplazione

 Immagino che per alcuni di noi l'atto dello studiare corrisponda all'imparare e sia sorretto dalla volontà specifica di addentrarsi in nuove comprensioni e, magari, di poterle accumulare e conservare in modo che contribuiscano a una nuova visione di sé. Per me non è così: studiare è consonare. Quando studio, quando ho quella disposizione interessata e profonda rispetto a un argomento, l'unico mio interesse è dato dalla risonanza tra il tema presente e il sentire che lo genera e lo sostiene, sentire che è già da sempre, indipendente dal tempo. Il tema del presente consuona, risuona con la sua Essenza, Essenza che è me. Studiare, per me, dunque è la quintessenza della contemplazione e nulla ha a che fare con un processo cognitivo: quello è laggiù, in fondo, ultimo e non sorretto nemmeno dalla memoria. Studio e, spesso, non imparo, non saprei ripetere, non saprei dire cosa ho studiato, di certo non nell'immediato. Col tempo vedo poi che tutto affiora e diviene chiaro, ma ...

Il lavoro di una vita e la compassione

 Il lavoro di una vita è stato quello di smantellare tutte le strutture interiori affinché solo la compassione fosse. Il forte senso della giustizia e del servizio all'altro hanno convissuto a lungo - vista la forza e la determinazione con cui si mostravano - con un alto senso del dovere verso il bene comune, verso sé, verso la Via richiesto a me stesso come all'altro. Questo ha creato un sistema in forte tensione, una freccia incoccata: l'officina esistenziale che ne è conseguita è stata una prova per me e per ogni interlocutore. La compassione, che c'è sempre stata, si intrecciava con quel senso alto del dovere, del compito, della sfida esistenziale. Questa disposizione di fondo ha mosso quantità smisurate di energia in me e nell'ambiente di relazione. Non c'è stata pace per chi veniva qui e cercava la pace; c'è stato invece pungolo, crisi, scomodità di ogni tipo. Non vedo questo come sbagliato, è accaduto il necessario allora. Oggi vedo l'officina ed ...

Le scelte errate e la radice della compassione

Ora, se è vero, come è vero, il principio di trascendenza, ne deriva che il più trascende il meno, non solo in senso di quantità ma anche di qualità. Non potrebbe essere diversamente parlando di “sentire” dove, abbiamo detto, quantità e qualità si identificano. Inoltre, dire che il “sentire” si manifesta in successione di ampliamento e che è legato logicamente dal meno al più, significa dire che 👉 non esistono scelte errate in senso assoluto, o per lo meno che 👉 non incidono o riguardano la manifestazione o la concatenazione del “sentire” di coscienza il quale, 👉 qualunque sia la scelta dell’uomo, non può che avere un successore più ampio . Kempis, O.O. Cerchio Firenze 77, 503, 29 novembre 1983  

Simultaneamente convivono i mille stati

Il grado 1 e il 99 convivono simultanei. Li senti nella carne e non sei né l'uno né l'altro. Li sperimenti, li senti vibrare, ma non sei quello. Sei niente, sei altro, totalmente altro, Niente.

Ogni cosa che è, è Essenza

 L'Assoluto Essere è sentito come Essenza in ogni cosa che è, in ogni fatto, vibrazione, forma e assenza di forma.  In qualunque piano d'esistenza, l'Assoluto Essere è sentito in ciò che è. È sentito come eternità, come Essenza-che-È nel presente eterno. Un colore, un gesto, un suono esprimono Essenza per il contemplativo, risuonano in lui a quel modo, mostrano quella evidenza d'Essere. La ricerca dell'Assoluto Essere ha termine di fronte a questa evidenza. Il contemplativo non aveva l'ardire di conoscere la vita dell'Assoluto Essere, voleva comprenderne l'Essenza all'interno della manifestazione in cui si trova, voleva comprendere l'immanenza del Divino in qualsiasi piano d'esistenza. È giunto infine all'esperienza che, indipendentemente dalle vibrazioni e dalle materie dei piani o dei Cosmi, l'Assoluto Essere è l'Essenza che ogni contemplativo coglie nella realtà che sperimenta. È ciò che il simbolo della forma e della vibrazion...

Nell'autunno della vita

 Nell'autunno della vita è vivida la consapevolezza di una vastità d'Essere in grande parte non espressa. Una potenzialità che non ha trovato parole e gesti ma che esiste, è realtà, stato non in divenire ma in essere. C'è dunque uno iato consapevole tra il vissuto realmente e ciò che avrebbe potuto dispiegarsi se fossero esistite condizioni differenti, ma, evidentemente, le condizioni erano funzionali ad esprimere quanto è stato espresso: il resto, quella vastità, esiste a prescindere dallo sperimentato in questa stagione, è già, non abbisogna di manifestazione. Ho dunque vissuto tra la contingenza di alcuni apprendimenti e la vastità dell'origine consolidata: a questa tensione imputo la mia inquietudine, il fuoco che brucia nell'intimo. A questa tensione imputo l'essermi sentito perennemente prigioniero, impegnato in un compito transitorio prima di poter tornare alla realtà cui appartengo.  A questa tensione attribuisco la scelta di vivere senza risparmio e inc...

La libertà degli altri non viene mai toccata

 Perché, ripeto, 👉le scelte riguardano la libertà di chi le compie. La libertà degli altri - vi abbiamo detto - 👉in senso assoluto non viene mai toccata!👈 Anzi, addirittura, non solo non viene toccata - e rivelandovi questa verità vi giudichiamo già in età di maggiorenni - anzi addirittura non viene toccata, tanto che - tanto che vi dico - che in quei casi in cui appare che altri tocchi la libertà di chicchessia, 👉non v’è libertà neppure da parte di chi agisce. Quindi, per questi casi, varianti non ce ne sono. CF77, riunione 305 del 19.3.1970