Neutralità e vuoto: Essenze che si svelano
Leonardo: In questo post "Contemplazione, consapevolezza e presenza" parli di consapevolezza, presenza ed essenza. In questo passo parli del passaggio dalla consapevolezza e presenza all'essenza:
"Allo stesso modo l’esperienza della presenza è stata integrata divenendo consuetudine per i corpi, vibrazione metabolizzata: l’insieme integra consapevolezza e presenza che hanno ora caratteristiche feriali."e aggiungi
"La lunga frequentazione del deserto che tutto azzera, toglie, riduce all’essenziale eliminando ogni connotazione, ogni coloritura di soggettività: alla fine di questo processo fondato sul togliere rimane il Niente vasto e inqualificabile che azzera lo stesso significato delle esperienze di consapevolezza e di presenza. Nulla rimane in piedi, questo lo sa bene il contemplativo che a questo dedica la sua esistenza."
Nella mia esperienza posso dire che l'integrazione della consapevolezza e della presenza hanno portato non tanto, o perlomeno non immediatamente, a riconoscere l'Essenza/Niente, quanto piuttosto posso scorgere un passaggio ulteriore che è 👉la "neutralità".
Vivo la "neutralità", allo stesso modo di come la descrivi come integrazione della presenza che che poi nell' essere ferialità diventa "vuoto": vuoto di narrazione, vuoto di interpretazione, processo del perdere in atto che conduce appunto al vuoto di sé.
Poi se guardo più a fondo quel vuoto che è un vuoto essenzialmente esistenziale, appunto di narrazione, conduce a un vuoto ontologico che sento come "Tutto/Niente" e da lì poi al Ciò-che-È e all'Essenza.
Questa la mia esperienza dei diversi stati/esperienze:
- consapevolezza/presenza
- neutralità
- vuoto
- Tutto/Niente
- Ciò-che-È/Essenza.
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uma Sì, la successione è questa anche se, chiaramente, da individuo a individuo possono esserci sfumature differenti.
L'esperienza della neutralità è l'anello di congiunzione, il ponte che da sé conduce oltre-sé: prima ci sono ancora aspetti di una rilevanza di un qualcuno seppure totalmente evanescente; dopo non c'è più nessuno.
L'esperienza della neutralità è l'anello di congiunzione, il ponte che da sé conduce oltre-sé: prima ci sono ancora aspetti di una rilevanza di un qualcuno seppure totalmente evanescente; dopo non c'è più nessuno.
Infatti segue il vuoto e solo nel vuoto sorge il Tutto/Niente, e ancora da un abissale vuoto il Ciò-che-È.
Più il vuoto si fa ampio, maggiore è la ricettività rispetto alla sua natura. Il vuoto che diviene essenza dell'esistere rivela la sua profondità, la sua Essenza. Non è l'indagine a scoprirla, è 👉il vuoto-che-genera-vuoto che svela se stesso👈.
È necessario che il contemplativo familiarizzi con le dimensioni della neutralità e del vuoto considerandole non assenze ma Essenze che si svelano semplicemente contemplandole.
Grazie per questo ulteriore approfondimento
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