Nell'autunno della vita
Nell'autunno della vita è vivida la consapevolezza di una vastità d'Essere in grande parte non espressa.
Una potenzialità che non ha trovato parole e gesti ma che esiste, è realtà, stato non in divenire ma in essere.
C'è dunque uno iato consapevole tra il vissuto realmente e ciò che avrebbe potuto dispiegarsi se fossero esistite condizioni differenti, ma, evidentemente, le condizioni erano funzionali ad esprimere quanto è stato espresso: il resto, quella vastità, esiste a prescindere dallo sperimentato in questa stagione, è già, non abbisogna di manifestazione.
Ho dunque vissuto tra la contingenza di alcuni apprendimenti e la vastità dell'origine consolidata: a questa tensione imputo la mia inquietudine, il fuoco che brucia nell'intimo.
A questa tensione imputo l'essermi sentito perennemente prigioniero, impegnato in un compito transitorio prima di poter tornare alla realtà cui appartengo.
A questa tensione attribuisco la scelta di vivere senza risparmio e incurante delle contraddizioni, consapevole che se il lavoro andava fatto tanto valeva non risparmiarsi con l'obbiettivo di non doverlo riprendere.
A questa tensione attribuisco la difficilissima adolescenza e gioventù, un tempo di lunga messa a fuoco, una uscita complessa da uno spaesamento prima che l'opera da compiere si chiarisse e vi fossero le condizioni adatte a iniziarla.
Credo che lo iato tra il sentire espresso e quello che avresti potuto esprimere , ammesso ci fossero state condizioni adatte , ci sarebbe stato comunque perché il mare non può essere contenuto in un fiume sebbene questo sia più ampio dei ruscelli che hai trovato come interlocutori .
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