Gratitudine: un'esperienza pura del sentire

Nadia: Circa la gratitudine.
Spesso sento affiorare in me la parola grazie. Non c'è nessuno a cui è rivolto ma serve un po' a veicolare quel senso di  gratitudine che trabocca, spesso a fine giornata. Perché sorge dal sentire?
Non c'è soggetto che vuole ringraziare né un interlocutore a cui rivolgersi, eppure affiora spontaneo...

Esperienza del sentire, pura. Come un'onda sale - effettivamente anche in me accade prevalentemente alla chiusura del giorno - e pervade l'intero essere. Sorge senza un'apparente ragione, non ha causa e non è rivolta a qualcuno, semplicemente sorge e invade la consapevolezza.

Mi viene da fare un parallelo con le esperienze di commozione che, ugualmente, sorgono senza causa. La radice è senz'altro comune, una vibrazione ampia che sorge dalla coscienza e attraversa i corpi, vibrazione probabilmente mossa da comprensioni di qualche natura e/o da processi di strutturazione profonda del sentire.

È l'affiorare vivido, nell'esperienza della gratitudine e delle commozioni, della vita del sentire. Quel mondo così poco accessibile alla nostra consapevolezza perché solo embrionali sono i sensi che ci permettono di percepirlo, trova comunque il modo di risultare inequivocabile nella nostra percezione.

Commenti

  1. Ieri quando ho letto non ho commentato e ho aspettato che sorgesse qualcosa di rilevante da scrivere ma ancora oggi non riesco ad aggiungere niente se non un grazie per questo prezioso contributo.

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  2. Grazie per la condivsione di questa esperienza e per l'anialisi di Uma. Conosco la gratitudine di cui scrivi però non l'associo a processi della comprensione del sentire, piuttosto a un sentire più vasto che affiora e che appunto come scrive Uma trova il suo modo per giungere a manifestazione nei piano più densi.
    Qualcosa che va oltre la stessa contemplazione e che si fa esperienza pura.

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