Due gradi di consapevolezza e l'Essenza

Come esempio prendiamo il suono di una campana da meditazione. 

1- La campana suona, l'avverto vibrare nei corpi e affermo: inizia la mia meditazione, il suono della campana lo sento come interno a questo ambiente che si crea.

2- La campana suona, esiste la consapevolezza di quel suono ma non viene ricondotta a qualcuno: c'è semplice consapevolezza di un fatto che accade.

3- La campana suona ed esiste il suono, non la consapevolezza del suono, il suono tout court.

I primi due gradi di consapevolezza credo non abbiano bisogno di essere spiegati; il terzo immagino di sì.
La terza esperienza non chiama in causa la consapevolezza, un fatto che si specchia da qualche parte nei corpi di un agente definito o anonimo e impersonale: riguarda un fatto che accade ed esiste solo il fatto.
Non c'è specchiarsi, non c'è alcuno: c'è il fatto come realtà unitaria che accade e che non è colto, non è ascoltato, non è recepito. È un fatto che è.

Ci sono situazioni in cui non si può parlare di consapevolezza, ma è molto più appropriato tirare in ballo l'Essenza: fatti che sono Essenza e che non hanno percettori perché sono totalmente unitari e coloro che vi assistono sono interni, totalmente, all'Essenza.

L'Essenza non è consapevole nel senso comune, Essa-È. La consapevolezza è la Sua natura, non parte della Sua natura unitaria, qui siamo oltre la logica delle parti: l'Essenza è naturalmente, ontologicamente consapevole. Il suono dello strappo di un foglio di carta igienica è Essenza ed esprime, in quel suono, la sua consapevolezza-autoconsapevolezza. Esprime un'unità in cui è sbagliato andare a isolare l'elemento consapevolezza: quella Essenza è Totalità e come tale viene sentita.

Il foglio di carta igienica che si strappa ed emette un suono: il gesto, il suono sono Essenza-che-È e sono sentiti così perché quel fatto accade in un deserto: non c'è alcun spettatore, non c'è alcuno che affermi: c'è consapevolezza del gesto e del suono del foglietto di carta igienica.
In questo vuoto accadono un gesto e un suono: sono Essenza che risuona, che vibra, e nel vibrare porta tutte le sue qualità infinite compresa quella della consapevolezza.

Nel terzo grado, dunque, esiste l'unità d'Essere e non stiamo ascoltando, osservando, percependo: siamo unità d'Essere; meglio: c'è unità d'Essere. Non interni ad essa, siamo Essa, c'è solo Essa, non c'è più alcun noi.

Nel terzo grado, quello del Ciò-che-È, non possiamo parlare più di consapevolezza ma solo di Essenza che in sé è anche consapevolezza come è ogni altra qualità, stato, disposizione.

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