Sulla natura del Ciò-che-È


Riprendo il principio esposto nel post precedente:

Diversa è la questione dello sviluppo logico del sentire se osservata dal punto di vista di Æ: qui si supera anche l'evoluzione logica, ovviamente. Questo significa che Æ è immobile? Dubito fortemente. A mio parere è oltre divenire/Essere, divenire/simultaneità: è stato che tutto contiene e Tutto-È. In questo Tutto-È è la chiave.

In questo post, credo sia ben spiegato: Esperienza del Ciò-che-È.
Essendo Æ completo e di nulla mancante, di cosa si può accrescere? Di niente. In cosa può consistere la sua vita interiore se non vive alcun processo? Risponderemmo dicendo: Egli-È.

Ma cosa significa? Quello che l'esperienza narrata nel post testimonia: oltre il divenire, oltre la simultaneità, oltre il non tempo o se preferite l'EP, c'è uno stato altro che è lo stato più alto di Essere, l'Essenza.

Non diviene, non è immobile, è Essenza e la si può sentire unitariamente e inequivocabilmente.
Bisogna allargare l'orizzonte di ciò che può Essere/Esistere perché siamo irrimediabilmente condizionati dai processi, dal divenire, dal movimento. 
Per noi esistere è muoversi, mentre Esistere è Essenza, uno stato terzo, altro, fuori dal nostro comune novero.

Come cerco di testimoniare, Essenza è sperimentabile, sarebbe assurdo se non lo fosse.

Commenti

  1. "Oltre lo stato di Essere c'è un uno stato più alto , l'Essenza "
    Questa intuizione la sento come vera .
    L'Essenza , la "sostanza "dell'AE, al di là di ogni attribuzione .


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